plastica monouso

Plastica monouso: la direttiva SUP è davvero utile?

Il 14 gennaio è entrata  in vigore in Italia la direttiva SUP (Single Use Plastic) che vieta nel nostro paese la vendita e l’utilizzo di prodotti in plastica monouso non compostabile e non biodegradabile.

Addio a posate, piatti, bicchieri, cannucce, tazze per bevande in polistirene espanso e relativi tappi e coperchi e a tutti quegli oggetti in plastica di uso comune anche e soprattutto nel confezionamento del cibo i cui residui pesano sull’ambiente, a partire dal mare e dalla zona litoranea. Secondo Legambiente l’84% dei rifiuti trovati sulle nostre spiagge (una media id 783 ogni 100 metri) sono di plastica che – secondo quanto stimato da Greenpeace, sta mettendo a rischio il mondo animale (circa 700 le specie animali vittime dell’inquinamento da plastica, scambiata per cibo, ne provoca la morte per indigestione o soffocamento), con la pandemia che ha incentivato l’uso di oggetti di plastica usa e getta.

Nel dettaglio, obiettivo del decreto SUP è “prevenire e ridurre l’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente acquatico, e sulla salute umana” e contemporaneamente spingere verso un’economia circolare, modelli imprenditoriali e comportamenti virtuosi. In ultimo il decreto vuole “promuovere l’utilizzo di plastica riciclata idonea al diretto contatto alimentare nelle bottiglie per bevande”, “ferma restando la disciplina in materia di igiene e sicurezza degli alimenti e dei materiali e degli oggetti destinati al contatto con gli stessi (MOCA), le disposizioni del presente decreto prevalgono sulle norme incompatibili della parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”. Si punta a produrre entro il 2026 “una riduzione quantificabile del consumo dei prodotti di plastica monouso”.

Oggi più che mai va ricordato che la plastica è un materiale nobile che può essere ecosostenibile più di tanti altri: tutto dipende dall’uso che ne facciamo e dalle procedure di riciclo e smaltimento che vengono adottate. Per questo, alle sanzioni e alle multe (fino a 25 mila euro) che entrano in vigore da oggi, bisognerebbe affiancare seri programmi di ricerca, incentivi a favore delle plastiche compostabili e attività di formazione, soprattutto per i più giovani e nelle scuole. Per ridurre il nostro impatto sull’ambiente, preservando mari e oceani, non basta vietare: c’è bisogno di innovare ed educare i consumatori ad un corretto utilizzo della plastica e di tutti i materiali.

Marco Gambardella al VG21: “Da Plastic Free a Plastic Good”

Il direttore vendite Bioplast Marco Gambardella ha partecipato al VG 21 di martedì 8 giugno 2021 per parlare della recente e discussa normativa sulla plastica monouso.

Il tema della plastica non si può affrontare in modo ideologico. Lo slogan “Plastic Free” non mi ha mai convinto. Io ed i miei colleghi preferiamo lavorare per Plastic good, la plastica buona nell’interesse della collettività, delle aziende, della Terra. La plastica è un materiale molto importante prezioso. E’ l’uso sbagliato che ne facciamo a determinare i problemi per l’ambiente e la qualità della vita.

Voglio ricordare a me stesso ed a tutti noi quanto il Covid-19 ( la nostra filiera non si è mai fermata) abbia riportato al centro dell’attenzione generale la sicurezza e l’igiene degli imballaggi e di tutti i prodotti in genere. Basti pensare alla moltiplicazione degli involucri monouso in ogni ambito delle attività commerciali, ristorative, del tempo libero. E’ stato grazie al bicchiere monouso ed alla confezione monouso se abbiamo potuto gustare caffè e cornetto al bar nei momenti più drammatici della pandemia. E’ stato grazie alle confezioni monouso se farmaci, vaccini, dpi sono stati regolarmente forniti alle aziende, agli ospedali, a ciascuno di noi

 Questa direttiva riteniamo non sia uno strumento del tutto efficace per la realizzazione dell’economia circolare e per una reale transizione ecologica. Il provvedimento finisce per determinare un danno molto rilevante specialmente per la Campania e l’Emilia Romagna dove si concentrano le principali aziende della filiera. In assenza di un’evoluzione normativa saremo costretti a tagli tanto negli investimenti per la ricerca quanto nell’occupazione.

Tutte le aziende della filiera da anni sono impegnate nelle riduzione dei fattori inquinanti collegati alla plastica. Abbiamo investito in materiali ecosostenibili, in ricerca su nuove tipologie d’imballaggio meno impattanti, su lavorazioni ed emissioni zero. Un impegno economico, di risorse umane e professionali in sinergia con Università e Centri di Ricerca. La direttiva privilegia l’abolizione, il divieto. Crediamo sia piuttosto necessario puntare sull’innovazione e la realizzazione di una vera economia circolare che riduca l’abbandono della plastica dopo l’uso.

Siamo pronti , in ogni caso, la nostra parte per favorire l’innovazione. I fondi del PNRR sono una preziosa occasione per far compiere alla nostra industria un passo in avanti in termini di sostenibilità. Imballaggi belli, funzionali, ecologici sono un plus per le aziende del made in Italy d’eccellenza: enogastronomico, manifatturiero di qualità, sanitario.