intervista

Susy Gambardella a 8 Channel

Lunedì 7 e mercoledì 9 giugno 2021, il responsabile finanziario Bioplast Susy Gambardella parteciperà ad un’intervista su 8 Channel (canale 13 del digitale terrestre) alle ore 13.30

 

Come nasce la responsabilità sociale della famiglia Gambardella e della Bioplast?
Siamo un’azienda ed una famiglia che amano profondamente la nostra terra. Fin dalla fondazione mio padre Gerardo è stato sempre attento a sviluppare un solido legame con il territorio ritenendo che tutti debbano dare un contributo alla crescita economica ed al miglioramento delle condizioni e dei servizi sociali
Perchè  aiutare il Reparto di Neonatologia dell’Ospedale Umberto I di Nocera?
Siamo rimasti profondamente colpiti dallo straordinario  che il primario Ignazio Franzese e tutto il suo staff compiono ogni giorno al servizio dei nostri bambini e delle nostre famiglie. Il reparto è un’eccellenza per trattamenti medici e per umanità nel rapporto con i piccoli pazienti ed i loro familiari. E’ stato bellissimo dare il nostro contributo per migliorare ulteriormente le prestazioni offerte: prevenzione, diagnosi, cura delle malattie. Aiutare i bambini a crescere bene oggi, migliorerà domani la vita della nostra comunità.
In che modo l’impegno solidale è coerente anche con la vostra mission aziendale?
Bioplast è un’azienda leader nella produzione di imballaggi e packaging. Siamo molto attenti alla selezione dei materiali, all’organizzazione sicura della lavorazione, alla ricerca, alla sostenibilità ambientale dei prodotti. Uno dei nostri slogan preferiti  è “Proteggiamo ciò che ami”. E cosa c’è di più importante che proteggere la vita nascente in ospedale e l’ambiente che custodiamo per le nuove generazioni? Siamo felici ed orgogliosi di costruire insieme un pezzo di futuro migliorare per la nostra terra e la nostra gente

Susy Gambardella a PiuEnne TV

Lunedì 19 Aprile 2021, la responsabile finanziaria Bioplast Susy Gambardella parteciperà ad un’intervista in diretta su PiuEnne TV (canale 17 del digitale terrestre) alle ore 19.15

 

Siamo alla vigilia di nuove riaperture e ripartenze. La filiera del packaging non si è mai fermata, ma come avete difeso la vostra azienda dal Covid ?
La nostra azienda, come tutte quelle della filiera, è stata considerata strategica ed indispensabile. Non siamo mai fermati ed abbiamo fronteggiato con investimenti ed organizzazione i pericoli della pandemia. Abbiamo tutelato la sicurezza dei lavoratori con sanificazioni, dispositivi di protezione ed una specifica assicurazione a copertura di rischi e problematiche da Cvoid-19. La nostra fabbrica è diventata una bolla che ha garantito sicurezza e serenità a tutti gli addetti anche nei momenti più complicati. Questo sforzo ci ha permesso di garantire la produzione e di fornire un prodotto indispensabile per alcune filiere come quella agroalimentare e quella sanitaria che sono state indispensabili per fronteggiare la pandemia aiutando le aziende, la popolazione ed il personale medico-sanitario.
Confindustria ha dato la disponibilità ad utilizzare le aziende per le vaccinazioni. Siete pronti a fare la vostra parte?
Siamo pronti ad assicurare la vaccinazione dei nostri dipendenti e collaboratori ed a metter a disposizione locali e mezzi per la vaccinazione di massa. E’ una battaglia da vincere tutti insieme
In che misura la crisi Covid-19 ha incentivato la ricerca ed il coinvolgimento di nuove professionalità  nella filiera? Emerge un crescente desiderio di salute e sicurezza riguardo a tutti i prodotti sia quelli alimentari che a quelli sanitari e di cura della cosa.
Stiamo vivendo la più grave crisi pandemica e socio-economica della storia umana. I mesi e gli anni che ci attendono sono complicati. Ma dobbiamo dimostrare di avere la capacità di trasformare la crisi in opportunità di crescita, sviluppo e miglioramenti. Abbiamo dunque continuato ad investire in ricerca ed innovazione a trecentosessanta gradi. Il Covid-19 aumenta la domanda di sicurezza e sanità degli imballaggi. Stiamo pertanto lavorando su nuovi materiali, nuove tecniche di lavorazione, nuove tecnologie di imballaggio. In questo caso puoi fare qualche esempio concreto. Particolarmente proficua la collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno grazie al programma Matespack che ha permesso di formare quindici neolaureati di eccellenza ed inserirli nella nostra e nelle altre aziende nei settori strategici.
Nei momenti economici complicati il ruolo delle donne resta sempre, purtroppo, precario. Dal suo punto di vista come vede il futuro del lavoro in rosa in questo comparto ?
 
E’ effettivamente un rischio. Le donne rischiano di pagare un costo durissimo in termini di occupazione e di condizioni di lavoro. Nella nostra azienda, lo dico con orgoglio, siamo molti attenti a tutelare le donne mettendole in condizione di esercitare al meglio le loro professionalità. Ritengo che gli investimenti del Recovery Found debbano esser indirizzati ad interventi che possano aiutare le donne a realizzarsi pienamente nel mondo del lavoro coinciliandolo i tempi del  lavoro con quelli familiari; la carenza di asili nido aziendali è una lacuna da colmare così come la previsione di incentivi e tutela per la natalità, e controlli più severi per retribuzioni paritarie ed orari di lavoro flessibili.
 
Quanto è importante realizzare una reale economia circolare ( sia a livello aziendale che di educazione delle nuove generazioni ) che ottimizzi l’utilizzo delle risorse e scongiuri la devastazione dell’ambiente.
 
Gli imballaggi sono considerati dei nemici cattivi dl pianeta. In realtà la plastica e gli imballaggi non sono buoni e cattivi. E’ il loro utilizzo che li trasforma in un problema oppure in una risorsa. Noi siamo impegnati a creare materiali e prodotti sempre più ecosostenibili e biodegradabili adeguati anche alle nuove sensibilità dei consumatori. Ma bisogna investire sull’economia circolare con filiere, impianti , processi che eliminino il concetto di rifiuto. Siamo nelle condizioni di riutilizzare plastiche ed imballaggi ma dobbiamo tutti mutare il nostro atteggiamento anche culturale rispetto ai beni ed ai consumi. Non è più tempo di usa e getta ma di consumi sostenibili per i quali dobbiamo cominciare ad educare le nuove generazioni con azioni mirate nei programmi scolastici e visite nelle aziende.

 

“Ricerca e sviluppo, è così che si riparte”: Marco Gambardella a La Città

Il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Salerno Marco Gambardella in un’intervista sul quotidiano La Città: “Al Sud siamo primi per startup innovative, siamo orgogliosi ma guai a fermarsi”. 

Ricerca e sviluppo. Sono le parole chiave per far ripartire l’economia a Salerno. N’è convinto Marco Gambardella , presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Salerno, che invita a sfruttare sempre di più la partnership con la locale Università. Perché il territorio salernitano risulta essere sempre attrattivo per gli investitori e la riprese è dietro l’angolo. Però, per non restare impreparati, bisogna investire, sia in nuove idee che nel capitale umano. Un “segreto” che il tessuto imprenditoriale locale sembra aver fatto suo, tant’è che Salerno e provincia sono ai primi posti d’Italia per startup innovative.

 

Presidente, un primato che inorgoglisce ma, al tempo, stesso, deve far riflettere…
È un dato importante, che conferma come il nostro territorio sia composto da tante e variegate eccellenze. Ma che ci pone come principio alcuni aspetti di riflessione. Il primo è che la forza e la capacità di queste startup innovative è che al centro del loro progetto hanno ricerca e sviluppo. E, dunque, una stretta collaborazione tra l’Università, che è un polmone di quest’area, e quelle che sono le idee giovanili. Il secondo è la presenza di capitale femminile all’interno delle startup e, infine, la loro capitalizzazione che, in media, è di 60mila euro.

Si può fare ancora di più per incentivare le iniziative imprenditoriali giovanili?
Sicuramente si deve fare di più, perché siamo un Paese che attraverso la ricerca, lo sviluppo e le nuove idee può dare il proprio contributo alla creazione di prodotti con maggiore valore aggiunto. E proprio questi prodotti ci permetteranno di far ripartire il Pil a livello non solo locale.

Qual è lo stato di salute dell’impresa salernitana?
La forza delle imprese salernitane è basata, in buona sostanza, sul mondo manifatturiero e sulle piccole e medie imprese, per lo più a conduzione familiare, che hanno risposto sia alla crisi del 2008 che alla pandemia. Tant’è che il terzo trimestre dello scorso anno s’è chiuso con un segno positivo. Ci sono delle aziende, purtroppo, in difficoltà, come quelle turistiche che più delle altre hanno risentito dell’emergenza sanitaria.

Cosa si può fare per far rialzare comparto turistico?
Il turismo è una leva determinante per tutte le imprese salernitane. Attraverso il turismo si può venire a conoscenza dei prodotti enogastronomici, vere e proprie eccellenze della nostra terra. E il turismo può funzionare anche da attrattore per le stesse aziende manifatturiere. Insomma a beneficiare del turismo è tutto l’indotto. E, perciò, si deve fare di tutto per uscire dalle sabbie mobili, innanzitutto investendo e, poi, incrementando le vaccinazioni per garantire ai vacanzieri vacanze sicure e ritornare ai numeri pre-pandemia.

C’è ancora “voglia” d’investire a Salerno?
Sicuramente c’è tanta voglia. Salerno è una città che ha uno sbocco sul mare, il porto è un hub strategico. E tra un po’ entrerà in funzione anche l’aeroporto, che potrà fare da stimolo e da traino a nuovi investimenti. Senza dimenticare le Zone economiche speciali che renderanno il territorio ancora di più competitivo e attrattivo.

Nonostante tutto, però, il tasso di disoccupazione a Salerno continua ad essere alto…
Purtroppo in percentuale anche la disoccupazione giovanile è alta. È necessario investire ancora di più nella formazione del capitale umano. Perché s’assiste al paradosso che le imprese cercano ma non trovano figure specializzate. Proprio per questo motivo è fondamentale
fare asse tra Università, imprese e corpi intermedi, in quanto se investiamo attraverso politiche attive del lavoro, riusciamo a far diminuire significativamente questo gap.

Intervista a cura di Gaetano de Stefano