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Giovani, Istituzioni e Europa: le opportunità per il Sud

Risorse e opportunità per il Sud Italia messe a disposizione dall’Unione Europea: c‘è bisogno di strumenti, progetti e azioni concrete che diano ai giovani la possibilità di esprimere il proprio talento senza dover necessariamente lasciare il proprio territorio.

Disoccupazione giovanile. L’Italia è il secondo Paese UE per disoccupazione giovanile (31.6% nel 2020) con percentuali allarmanti soprattutto per il Mezzogiorno. Nel 2020 al Nord si registra un tasso di disoccupazione giovanile pari al 20,8%, per poi passare al 29,5% nelle regioni del Centro e raggiungere il 43,3% nel Sud del Paese. Altro dato nettamente allarmante è l’incremento di disoccupazione dei laureati: il 20% degli individui di età inferiore ai 24 anni con un titolo di studio pari o superiore alla laurea era disoccupato nel 2019, e questo dato è aumentato di 6,3 punti percentuali nel 2020. Proprio a causa delle difficoltà nel trovare un’occupazione, ogni anno, 130 mila ragazzi e ragazze (soprattutto laureati) sono costretti a lasciare il Paese per trovare un lavoro in linea con i loro studi: per capirci, è 130 mila persone è all’incirca la popolazione di Ferrara Perdere così tanti giovani significa rinunciare al futuro, non possiamo permettercelo. 

Investimenti per il Sud Italia. C’è bisogno di strumenti, progetti e azioni concrete che diano ai giovani la possibilità di esprimere il proprio talento senza dover necessariamente lasciare il proprio territorio. Soprattutto al Sud Italia. Da qui a qualche mese ci saranno tante opportunità grazie al Recovery Fund e agli investimenti previsti dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza. Le risorse in arrivo dovranno essere canalizzate verso alcuni obiettivi per me prioritari: 

  1. Occorre aumentare gli investimenti in Ricerca e Innovazione, sia pubblici sia privati, oggi ancora troppo limitati rispetto ai competitori europei;
  2. Occorre lavorare per ridurre le difformità territoriali, colmando il divario tra le Regioni più virtuose, che hanno performances innovative in linea con le migliori Regioni europee, e le Regioni del Mezzogiorno, fanalino di coda in Europa
  3. Occorre colmare il gap in termini di competenze digitali della forza lavoro (in Italia i laureati in materie scientifiche sono il 7,6% del totale, rispetto al 14,4% della Germania e al 16,9% del Regno Unito);
  4. Occorre incentivare l’attività di Open Innovation: oggi il 4,8% delle piccole e medie imprese italiane svolge attività di Open Innovation, contro una media europea del 10,3%.

Startup e digitalizzazione. Dobbiamo impegnarci per semplificare la vita a chi, nel nostro Paese, ha il coraggio e le competenze per intraprendere un nuovo business e fare innovazione. E’ necessario prevedere un iter semplificato (in termini burocratici ed economici) per favorire la nascita di nuove startup e soddisfare i principi di semplificazione e sburocratizzazione richiesti a livello comunitario dagli Startup Nations Standard. 

Rapporto Giovani/Istituzioni. In questo contesto non può e non deve mancare il sostegno dello Stato: che non vuol dire che debba fare di più, ma che debba farlo in modo diverso. Vuol dire capire come indirizzare risorse pubbliche per creare valore aggiunto, per riuscire a stimolare i privati a investire sulla sostenibilità. Vuol dire, ad esempio, cambiare le logiche degli appalti, superando la logica dell’appalto “al ribasso” e muovendosi verso i cosiddetti “appalti impact”, ovvero quelli che premiano le aziende che hanno un minore impatto ambientale. La transizione ecologica è l’unico sentiero che può farci vincere le sfide che ci attendono nel prossimo futuro. Non è importante solo fare questo percorso, ma saranno importanti anche i tempi che impiegheranno le imprese per compiere queste transizioni.

Alfabetizzazione digitale: impegno nelle scuole. Un recente rapporto di Save the Children ha svelato un quadro inquietante per ciò che riguarda le capacità digitali dei nostri bambini e adolescenti: il 29,4% degli studenti delle scuole medie – in pratica quasi 1 su 3 – non conosce i giusti passaggi per scaricare un file da una piattaforma di didattica a distanza. Il 32,8% non è capace di inserire un link interattivo in un testo, l’11% non sa condividere lo schermo con Zoom, il 45% non è in grado di distinguere una pubblicità sul web. Questi dati sono agghiaccianti. Per cogliere le opportunità che si presenteranno nei prossimi anni, dobbiamo investire sulla formazione, sull’alfabetizzazione digitale e sulla consapevolezza informatica dei nostri ragazzi. 

Come ha scritto Benjamin Franklin, “un investimento nel campo della conoscenza paga i migliori interessi”.

Gli strumenti di finanza alternativa per le imprese

Di finanza alternativa si parla fin dal 2008 ma – spesso – manca una conoscenza approfondita dell’argomento. Non tutti sanno, ad esempio, quali sono i canali più efficaci o le opportunità a disposizione delle aziende, soprattutto se si tratta di PMI ed imprese ad alto tasso di innovazione.

In un anno terribile come il 2020 la finanza alternativa ha continuato a supportare le Pmi con flussi di denaro che sfiorano i 2,7 miliardi di euro. Chi ne ha beneficiato maggiormente sono le imprese più piccole e più giovani. Proprio i giovani imprenditori hanno mostrato negli ultimi mesi una sempre più spiccata propensione ad avvicinarsi a canali diversi rispetto a quelli tradizionali: dai minibond al crowdfunding – ovvero la raccolta di capitali su portali Internet nelle varie forme (reward, lending, equity) – fino allo smobilizzo di fatture commerciali su piattaforme web e al direct lending.

Per dare un pò di numeri, sono 547 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate fino al 30 giugno 2020, assicurandosi attraverso 402 campagne chiuse con successo un funding pari a 158,86 milioni. Si tratta in gran parte di startup innovative, ma sono arrivate anche altre PMI con le operazioni in ambito real estate. Negli ultimi 12 mesi osservati la raccolta è stata pari a 76,6 milioni, con un incremento del 56% rispetto al 2019. Sempre nel 2020, le piattaforme di lending hanno erogato a titolo di prestito alle PMI italiane 339 milioni di euro: si tratta del comparto con il tasso di crescita relativo maggiore. Completa il quadro il reward-based crowdfunding, vale a dire le campagne di piccolo importo (condotte soprattutto su portali USA come Kickstarter e Indiegogo) per raccogliere finanziamenti e denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. Nel 2020, le PMI italiane hanno raccolto in questo modo circa 1,2 milioni di euro.

In tutti questi settori, le prospettive per il futuro sono positive – anche in virtù del nuovo Regolamento europeo (appena adottato) che consentirà alle piattaforme fintech di operare su base transfrontaliera. La finanza alternativa è uno dei comparti che sta crescendo di più nel nostro Paese ed è uno dei pochi settori dove l’Italia regge dignitosamente il confronto con gli altri stati in Europa. Le regioni di questo “incremento” del flusso delle richieste da parte delle PMI sono molteplici. Sicuramente, la crisi Covid-19 ha favorito il ricorso agli strumenti di finanza alternativa sia per la percezione di un maggiore rischio di insolvenza dei debitori sia per la necessità di liquidità immediata.

Oltre a questi “fattori strutturali”, però, c’è stato anche un cambiamento “culturale” nel modo di intendere l’impresa e l’imprenditoria. La pandemia e i lockdown hanno favorito la consapevolezza della precarietà del business, facendo vacillare certezze che prima consideravamo granitiche. In mezzo a mille difficoltà, gli imprenditori hanno capito che affidarsi solo alle banche è una scelta limitata e – a lungo andare – molto difficile da sostenere. I giovani imprenditori sono stati i primi ad accorgersi di questa trasformazione e a cercare soluzioni alternative. Dove? Innanzitutto nella digitalizzazione, nelle nuove tecnologie e nelle infinite opportunità offerte dalla rivoluzione 4.0. Proprio l’incontro tra finanza e nuove tecnologie – un connubio che è alla base della finanza sostenibile – aumenterà la capacità degli imprenditori nel riconoscere le esigenze della propria azienda, nel conoscere e saper distinguere le diverse soluzioni disponibili, nel saper maneggiare diversi strumenti interagendo con differenti tipologie di soggetti. Tutto questo potrà fare la differenza per il futuro di molte aziende, rendendo sempre più la finanza una potente leva a supporto del business.

Competenze e innovazione: le “chiavi” per la ripartenza

Investire sull’innovazione dei processi e sull’acquisizione di nuove skills digitale è fondamentale per sostenere la ripartenza del Sistema Paese

La “lente” migliore per guardare al futuro è l’innovazione, intesa a 360 gradi come novità, cambiamento, trasformazione. Per noi imprenditori, l’innovazione è ciò che spinge a migliorare giorno dopo giorno, creando valore aggiunto per i nostri prodotti o servizi. Non è “solo” una questione di macchinari o tecnologie: è innanzitutto una forma mentis, una vera e propria filosofia di vita e di lavoro che dobbiamo diffondere e coltivare in maniera trasversale.

L’innovazione è una questione di cultura, formazione e istruzione. Purtroppo, però, la scuola e le Università italiane di oggi non sono in grado di offrire ai nostri giovani una preparazione adeguata rispetto a queste tematiche. Questo problema è ben noto a qualunque imprenditore che, negli ultimi anni, abbia avviato la ricerca di personale per la propria azienda. Molti giovani che oggi escono dalle scuole e dalle Università italiane (anche con ottimi voti) non hanno purtroppo le competenze e i requisiti richiesti dalle aziende.  Il mismatch tra Scuola e Lavoro è profondo e durante la pandemia è cresciuto in maniera drammatica: secondo gli ultimi dati del sistema Excelsior di Unioncamere, oggi, quattro aziende italiane su 10 non riescono a trovare i profili che cercano. Questo gap costa tra il 6 e il 10% del Pil nazionale e incide profondamente sulla competitività delle aziende che non riescono a cogliere le opportunità del mercato.  

In un momento storico in cui si parla tanto di “ripresa” e “resilienza” non possiamo permetterci performances così negative. Dobbiamo dare ai nostri studenti gli strumenti giusti per entrare subito nel mondo del lavoro con professionalità e competenze. È necessario costruire partnership stabili tra scuole e imprese, e garantire agli ITS sostenibilità economica e dialogo con le università per recuperare potenziali drop-out. Ne siamo convinti, perché chi esce da un ITS ha un tasso di occupazione, dopo 1 anno, di circa l’83%. L’obiettivo è raggiungere queste percentuali anche in uscita dalle Università e dai percorsi di studio altamente qualificanti.  

In particolare, la digitalizzazione e le innovazioni di processo sono elementi imprescindibili per il successo di ogni azienda. In Bioplast ci stiamo impegnando per fare rete con le università e gli enti di ricerca, aiutare le startup e le PMI innovative della provincia di Salerno e sostenere la nascita di nuove attività avviate da giovani imprenditori e startuppers. 

Tracciabilità, marketing e sicurezza: arriva il film digitalizzato

È stata anticipata al Cibustec, il “Salone delle tecnologie alimentari”, un’innovazione tecnologica digitale sugli imballaggi flessibili presentata da Bioplast, Sada Packaging e Cellografica Gerosa, e subito apprezzata dalla nuova generazione di consumatori, i cosiddetti prosumer, utenti sempre più attenti alle dinamiche che portano alla realizzazione dei prodotti che si vogliono acquistare. Il noto evento, che nel corso dell’ultima edizione ha visto l’affluenza di circa 35mila operatori, di cui il 40% provenienti dall’estero, è stata una vetrina importante per annunciare quello che sarà, nei prossimi mesi, il prodotto di punta della gamma Bioplast.

stealthcodeIn pratica, un team di ingegneri chimici ed informatici, hanno realizzato ciò che era un’esigenza di mercato, sia da parte del consumatore che delle imprese produttrici. Un nuovo modo di comunicare, di informarsi e tracciare il prodotto attraverso la “digitalizzazione” del film usato per proteggerlo. Il nuovo progetto prende il nome di StealthCode, letteralmente codice mimetizzato, nascosto all’occhio umano tra la grafica del packaging, e permette di inserire tante informazioni aggiuntive. Infatti, restano sul packaging tutte quelle obbligatorie per legge e utili al produttore ad identificarlo graficamente ma, per chi volesse, attraverso la scansione del packaging con la fotocamera del proprio smartphone attivata dall’app StealthCode, l’utente sarà indirizzato ad una landing page del brand owner. Tutto questo permetterà ai marketing manager di profilare sempre più, analizzare i consumatori, e migliorare anche i prodotti vista la possibilità di scambio immediata di informazioni e suggerimenti che si avrà con il consumatore. Ciò senza l’aggiunta di nessun tipo di vernice e/o inchiostro, e si potranno sostituire anche gli antiestetici e duplicabili codici a barre per la felicità degli uffici marketing che potranno godere di superfici più ampie sulle confezioni per i messaggi al cliente e gli elementi grafici, e per la sicurezza di consumatori e produttori, essendo lo StealthCode la tecnologia meno invasiva e più sicura per la promozione, comunicazione e tracciabilità dei prodotti. «È una tecnologia che molti vantaggi e la trovo molto importante per l’interazione della comunicazione attraverso il packaging fra brand owner, consumatore e GDO» afferma Marco Gambardella della Bioplast.