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L’Italia è il paese europeo dove aprire un’azienda costa di più

Secondo il report “Doing Business 2020” della Banca Mondiale, il nostro è il paese europeo dove aprire un’azienda costa di più sia in termini assoluti sia rispetto al reddito medio mensile.

Leggiamo con sconforto i dati del report “Doing Business 2020” della Banca Mondiale secondo il quale il nostro è il paese europeo dove aprire un’azienda costa di più, sia in termini assoluti sia rispetto al reddito medio mensile. Una delle principali cause di questo “record” è la burocrazia: più della metà dei costi di avviamento è dovuta a imposte di registri, tasse di concessione, diritti camerali e parcelle notarili.

Secondo gli ultimi dati del MISE, in Italia oggi ci sono più di 12.000 startup. Queste realtà imprenditoriali danno lavoro ad oltre 70 mila giovani e producono ricavi per oltre 1,4 miliardi di euro, reinvestendo la quasi totalità in ricerca, sviluppo e creazione di nuovi posti di lavoro. L’ecosistema delle startup in Italia è in continua espansione: molto spesso, queste realtà vengono costituite da imprenditori giovani – l’età media degli startupper italiani è compresa tra i 28 e i 43 anni – che fanno fatica a sostenere anche solo le spese necessarie per lo sviluppo dell’idea imprenditoriale. Figuriamoci quelle burocratiche. Sarebbe opportuno, pertanto, introdurre un discrimine anagrafico o societario per tutelare e sostenere i nuovi imprenditori liberandoli almeno in parte dai costi della burocrazia. E’ necessario prevedere un iter semplificato (in termini burocratici ed economici) per favorire l’imprenditorialità giovanile e soddisfare i principi di semplificazione e digitalizzazione richiesti anche recentemente a livello comunitario con la proposta degli Startup Nations Standard.

Tutelare l’ecosistema delle startup significa tutelare i giovani, promuovere l’innovazione tecnologica e rendere il nostro Paese più competitivo. Come imprenditori e cittadini, ci dobbiamo impegnare per semplificare la vita a chi, nel nostro Paese, ha il coraggio e le competenze per intraprendere un nuovo business e fare innovazione.

Digital CFO: una sigla nuova per alcuni, un concetto consolidato per altri

L’ultimo report Skills for Jobs dell’Ocse dice che, in Italia, c’è un esubero di lavoratori dotati di capacità fisiche e di resistenza indispensabili a chi lavora nel settore primario e nel secondario.

Scarseggiano invece le competenze legate alla soluzione di problemi complessi e al management di alto livello. Questo vuole dire che già oggi le aziende fanno fatica a seguire l’evoluzione del mondo del lavoro e che, stando così le cose, nei prossimi anni sarà sempre più difficile trovare professionisti capaci di muoversi con disinvoltura in quegli ambiti lavorativi sempre più interessati dallo smart-working, dalle competenze trasversali, dal 5G, dalla condivisione di spazi e compiti con robot o servizi automatizzati.

Cosa fare per sanare in modo efficace e duraturo questo gap di competenze? Bisogna investire in formazione, intesa sia come riconversione professionale sia come istruzione. Come presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno, voglio soffermarmi soprattutto su quest’ultimo punto ossia sulle strategie da attuare nelle scuole e nelle Università.

Bisogna preparare i giovani fornendo loro le competenze personali e collettive che gli permetteranno di affrontare la straordinaria trasformazione tecnologica del mercato del lavoro dei prossimi anni. Ci sono diversi livelli sui quali intervenire. Un primo è dare a tutti gli studenti pari opportunità di accesso al mondo delle scienze e della tecnologia, potenziando le conoscenze nell’area STEM, le capacità legate al coding e le competenze trasversali fin dalla scuola primaria. Dopo di che bisogna permettere a ragazze e ragazzi di intraprendere dei percorsi di orientamento e inserimento nel mercato del lavoro tarati sui fabbisogni reali delle imprese. Mi riferisco ad esempio al sistema degli ITS o alle scuole di formazione continua del personale che negli ultimi anni, anche nel nostro territorio, hanno dato vita a percorsi educativi molto efficaci, sia per gli studenti che per le aziende.

Oggi abbiamo la possibilità di trasformare il mondo della formazione. Il PNRR prevede 33,81 milioni di euro di investimenti (Missione 4) per potenziare l’istruzione e la ricerca per l’impresa. Altri 5 miliardi saranno investiti per ridisegnare il sistema delle politiche attive del lavoro del Paese secondo logiche di coesione e inclusione (Missione 5). Oggi dunque ci sono la volontà politica e le risorse economiche per affrontare le sfide del mercato del lavoro e dell’evoluzione tecnologica. Ciò che manca, forse, è la capacità di dialogare e fare squadra. Sono indispensabili alleanze pubblico-private. Imprese e istituzioni, insieme con il mondo della formazione cui spetta un ruolo di primo piano, devono cooperare per fare in modo che, nei prossimi anni, anche la sigla Digital CFO non sia più soltanto una sigla misteriosa.

PNRR: c’è bisogno di investimenti strategici per le imprese

É un momento di grande tensione per tutte le imprese, soprattutto quelle del settore agroalimentare e dei trasporti: è necessario investire i fondi del PNRR in maniera strategica per tutelare la produzione e garantire i livelli occupazionali. 

Il conflitto in Ucraina ha accentuato la crisi energetica che stava rallentando l’Italia già prima della guerra, mettendo ancora più a rischio la ripresa. In un momento storico così complesso, è necessario che l’azione di Governo, partiti, forze economiche e sociali sia animata da uno spirito di convergenza nazionale. Diversamente, perderemo l’occasione di sfruttare le risorse del Pnrr e la spinta che esso offre a sciogliere i nodi strutturali del Paese, cioè bassa crescita e produttività stagnante, innalzando la qualità delle politiche pubbliche. In quest’ottica, bisognerebbe parlare e trovare delle soluzioni comuni per le criticità che vediamo all’orizzonte e che potrebbero rallentare il trend positivo del prossimo anno: a cominciare dal problema del caro prezzi per le materie prime e le forniture energetiche. 

Materie prime e costi energetici. Da settimane registriamo con preoccupazione l’escalation congiunturale dei prezzi delle principali commodities, tra questi il prezzo dell’energia elettrica in aumento di oltre l’80% rispetto a gennaio di quest’anno, quello del gas naturale da cui dipende il prezzo dell’energia elettrica aumentato del 100% e infine il prezzo della Co2 cresciuto di oltre il 70%. Queste tensioni di mercato devono essere comprese nel loro fattore di origine e gestite di conseguenza, non devono farci arretrare negli obiettivi di sostenibilità, né mettere a repentaglio lo slancio produttivo del Paese soprattutto in questa delicata fase di ripresa. Non si tratta solo di sviluppare un nuovo mercato elettrico efficiente, ma anche di sviluppare una strategia di politica industriale per promuovere la riconversione delle filiere industriali e favorire la transizione energetica. A tal proposito, è del tutto condivisibile l’appello del presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “Dobbiamo cambiare il nostro mix energetico, importare gas da altre nazioni, fare nuovi accordi come quello con l’Algeria, incentivare le rinnovabili. Soprattutto, dobbiamo sbloccare la burocrazia sulle rinnovabili: non è possibile metterci dieci anni per un impianto. Serve una strategie di indipendenza, è fondamentale per noi e per tutta l’Ue. Dobbiamo cambiare investimenti”.

Questa strategia avrà un impatto molto forte anche sulla qualità della vita delle imprese, delle comunità e dei territori. 

Susy Gambardella: “L’empowerment femminile è davvero la chiave per il successo”

La responsabile finanziaria Bioplast Susy Gambardella è stata ospite del programma di approfondimento Room24 in onda su Radio Bussola 24 per parlare di “business al femminile”. Ecco i temi trattati.

Gender pay gap. In concomitanza della Giornata internazionale dei diritti della donna è necessario soffermare l’attenzione sull’ambito lavorativo, in cui le donne ancora non hanno trovato giustizia a livello salariale rispetto agli uomini. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica, lo scarto nello stipendio netto mensile a cinque anni dal conseguimento della Laurea Magistrale è di oltre 500 euro tra uomini e donne. Il paradosso della problematica del gender pay gap è poi che la discrepanza tra retribuzioni cresce con l’aumentare del livello di istruzione raggiunto. Il gap salariale è del 5,4 per cento tra i diplomati delle scuole professionali, e sale attraverso le varie categorie, fino a raggiungere un incredibile 46,7 per cento tra chi ha conseguito un Master di secondo livello. 

Conciliazione tra lavoro, maternità e famiglia. Particolarmente in Campania e in tutto il Sud Italia, occorre mettere in campo ogni sforzo ed ogni impegno per valorizzare le risorse femminili favorendo le condizioni per l’ingresso nel mondo del lavoro, per la conquista di migliori condizioni retributive e per favorire la conciliazione tra lavoro, maternità e famiglia. A mio parere, andrebbero sviluppati in tutte le aziende servizi di asilo nido e miniclub per rispondere al problema dell’affidamento dei bambini durante le ore lavorative.  

Ragazze e discipline STEM. Per ridurre il gender gap nel mercato del lavoro, è fondamentale intervenire con decisione anche nel mondo della formazione. Soprattutto per quel che riguarda l’avvicinamento delle donne alle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Math) ed alle materie matematico/scientifiche. Gran parte delle nuove offerte di lavoro proviene proprio da questi settori e si stima che, nei prossimi dieci anni, in Italia ci saranno 2,5 milioni di posizioni lavorative vacanti proprio in questi settori strategici per l’Industria 4.0. E’ ovvio che promuovere la formazione specialistica delle donne nel campo delle discipline STEM significa permettere loro di cogliere un gran numero di opportunità occupazionali.

Puntare sulle soft skills delle donne. Le donne in media hanno soft skills utilissime in azienda e molto più sviluppate rispetto agli uomini: empatia, capacità di lavorare in gruppo, problem solving e gestione dello stress. Eppure queste caratteristiche delle donne spesso non vengono valorizzate. Si tratta di un problema di valutazione da parte delle aziende che affonda le sue radici in aspetti culturali che vanno scardinati. Il superamento di questo gap infatti porterebbe vantaggi enormi alle organizzazioni e al Paese nel suo complesso. Anche in questo caso, è necessario intervenire sulla formazione attraverso corsi ed iniziative specifiche per sensibilizzare gli imprenditori sull’importanza delle soft-skills. 

In conclusione, credo che il mondo imprenditoriale debba comprendere appieno che tutto ciò che viene fatto in azienda ha ricadute importanti nella società e nel territorio che ci circonda. In questo senso, adottare misure – fiscali, strutturali o formative – per ridurre il gender gap significa contribuire alla lotta contro la violenza sulle donne e il femminicidio. Grazie alle risorse in arrivo con il PNRR, nei prossimi mesi avremo l’opportunità di rendere le nostre aziende più attente alla gender equality, meritocratiche e resilienti. Tutto questo aprirà la strada ad un futuro del lavoro, della politica, della società e dell’economia sempre più inclusivo.

8 marzo 2022: auguri a tutte le donne!

L’8 marzo ricorre la Giornata Internazionale della donna: Un’occasione in cui ricordare le conquiste sociali delle donne e rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze di genere. 

Il 16 dicembre 1977 l’ONU istituì la “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e per la pace internazionale”, da tenersi l’8 marzo di ogni anno per ricordare il ruolo della donna negli sforzi di pace e per sottolineare la necessità di porre fine a ogni tipo di discriminazione nei suoi confronti. Vogliamo celebrare questa data molto importante con un messaggio di empowerment dedicato a tutte le donne e tratto dal bestseller “Storie della buonanotte per bambine ribelli” di Elena Favilli e Francesca Cavallo:

Sognate in grande
puntate in alto,
lottate con energia.
E, nel dubbio,
ricordate:
avete ragione voi.

Bioplast è da sempre in prima linea per il raggiungimento della parità di genere e l’abolizione di ogni gender gap sui luoghi di lavoro. Nel corso degli ultimi anni, l’azienda ha avviato diversi progetti specifici per promuovere l’inclusione all’interno delle aziende e far emergere il senso di inclusione, favorendo anche la crescita sociale del nostro territorio e dell’intera provincia di Salerno. All’interno del laboratorio di ricerca interno di Bioplast, oggi lavora un “team rosa” composta da giovani dottoresse, ingegneri e ricercatrici specializzate in packaging eco-sostenibili!

 

Crisi Ucraina-Russia: cosa succederà alle aziende italiane?

L’escalation in Ucraina preoccupa per le ripercussioni sui prezzi energetici e delle materie prime, sia sui mercati finanziari internazionali che nelle imprese italiane.

Secondo i dati dell’Agenzia ICE sono circa 300 le aziende italiane direttamente in affari con l’Ucraina con un interscambio complessivo di oltre 4 miliardi di euro nel 2021. Per non parlare delle relazioni commerciali tra Russia e Italia: il nostro Paese esporta verso Mosca oltre 7 miliardi di euro di prodotti e ne importa 12,6 miliardi, in particolare gas e materie prime. La tensione geopolitica in atto sta dunque mettendo a repentaglio un giro di affari che vale oltre 22 miliardi di euro; senza contare i danni provocati dall’incremento dei prezzi delle materie prime e dell’energia visto il ruolo della Russia nello scacchiere globale delle forniture. 

Aumenti record per le materie prime e l’energia. I prezzi di petrolio, gas naturale, nichel e alluminio hanno già fatto registrare forti rialzi nelle ultime ore. L’inasprimento del conflitto e l’imposizione di dure sanzioni alla Russia potrebbero portare ad un’ulteriore impennata dei costi. Secondo alcune stime, negli Stati Uniti e in Europa un ulteriore aumento dei prezzi del 20% potrebbe aggiungere circa 1 punto percentuale all’inflazione. L’inflazione energetica danneggerebbe le aspettative e la spesa dei consumatori soprattutto in Europa. Il tutto mentre nel nostro paese l’inflazione vola e fa registrare un balzo record dal 1996. 

Corre l’inflazione: +4,8% a gennaio 2022: top dal 1996. L’inflazione a gennaio registra una forte accelerazione, raggiungendo un livello (+4,8%) che non si registrava dall’aprile del 1996: lo ha comunicato oggi (22/02) l’Istat pubblicando i dati relativi al mese di gennaio. In particolare, è la componente energetica a trainare il balzo: i beni energetici (la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%) sono in cima alla lista degli aumenti, in particolare quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +94,6%). Questo incremento dei prezzi per le imprese si ripercuoterà sui consumatori con una vera e propria stangata: si stima una spesa extra di 38,5 miliardi di euro in capo alle famiglie italiane (circa 1.474 euro per nucleo familiare) solo per i maggiori costi determinati dal rialzo dei prezzi al dettaglio. 

Bando HORIZON 2020 – ASSO: sviluppare una nuova tecnologia di stampa a ridotto impatto ambientale

Fondo per la Crescita Sostenibile –Bando “HORIZON 2020” PON I&C 2014-2020, di cui al Decreto Ministeriale del 1 giugno 2016. Prog. n. F/050337/00/X32

 

Alla Bioplast il 17/10/2017 sono state le agevolazioni previste all’articolo 6 del Decreto 1 giugno 2016, a valere sull’Asse 1, azione 1.1.3. del Programma Operativo Nazionale «Imprese e Competitività» 2014- 2020 FESR, a valere sul Fondo per la crescita sostenibile, per la realizzazione del progetto di ricerca e sviluppo concernente «ASSO Attivazione Superficiale Substrati Stampa Ottimizzata», individuato con il numero F/050337/00/X3.

Il progetto ASSO (asse 1 Priorità di investimento 1 B Azione 1.1.3) si propone di rispondere alle domande di sostenibilità e riduzione dell’impatto ambientale nel packaging alimentare che vengono oggi poste da una platea di consumatori sempre più attenta ed esigente, attraverso un migliore utilizzo dei materiali per la produzione oggi disponibili ed il possibile utilizzo di nuovi. Esigenza che da una parte spinge allo sviluppo di prodotti compostabili (per la riduzione dei rifiuti che oggi ammontano a 2 miliardi di tonnellate all’anno) e dall’altra alla modifica dei processi e delle materie prime finalizzate alla riduzione dell’impronta sull’ambiente.

 

San Valentino 2022: proteggiamo ciò che ami!

“Proteggiamo ciò che ami” non è soltanto lo slogan che dal 1989 accompagna la nostra azienda: è l’obiettivo che ci impegniamo a raggiungere ogni giorno con i nostri packaging rispettosi dell’ambiente, dei prodotti e delle persone! 

Il 14 febbraio in tutto il Mondo si festeggia San Valentino, la festa degli innamorati. Questa ricorrenza ha grande valore per tutto il team di Bioplast: fin dalla fondazione nel 1989, l’amore – per il nostro lavoro, per i nostri clienti, per l’ambiente e per il Made In Italy – è uno dei valori fondamentali della Bioplast.

27 gennaio 2022, Giornata della Memoria: per non dimenticare

Giovedì 27 gennaio 2022 si celebra la Giornata della Memoria, occasione per non dimenticare l’orrore dei grandi genocidi della seconda guerra mondiale e condannare ogni forma di violenza dell’uomo sull’uomo.

“Ogni uomo civile è tenuto a sapere che
Auschwitz è esistito, e che cosa vi è stato
perpetrato: se comprendere è impossibile,
conoscere è necessario”.

Primo Levi, Se questo è un uomo