Marco Gambardella: “Packaging, settore in crescita. Entro cinque anni 500 mila assunzioni, la metà nel Sud”

Marco Gambardella ha parlato di innovazione, ricerca e sviluppo del Capitale Umano nel settore del packaging in un’intervista per il magazine online “Il Denaro”

 

Qual è la sua valutazione su questo fenomeno, davvero molto preoccupante, della disoccupazione giovanile e soprattutto della fuga dei cervelli dal Sud?

Abbiamo un problema grave, di cui poco si parla: negli ultimi 10 anni più di 10000 giovani sono emigrati dal Sud verso il Nord dell’Italia e dell’Europa. Si tratta di un’emigrazione molto più qualitativa che quantitativa: un doppio problema per le aziende del Mezzogiorno d’Italia, dove è sempre più problematico reperire manodopera specializzata e soprattutto giovanile. E’ un problema che senza dubbio bisogna affrontare e risolvere. Come? Attraverso investimenti, pubblici ma soprattutto privati, ed incentivi per l’occupazione giovanile specializzata in ambiti come nanotecnologie e tecnologie per il futuro.

 

Uno degli elementi di forza del Made In Italy è sempre stata la capacità di offrire al mercato, nazionale ed internazionale, prodotti originali, creativi e funzionali. Da questo punto di vista, il settore flessografico è attrezzato per rispondere a questa sfida?

La flessografia è un settore in crescita, con un trend del +2,7%: questo andamento rafforza la capacità delle aziende di investire nelle nuove tecnologie. L’investimento non è una garanzia di successo ma sicuramente è il primo passo verso il futuro.

 

Possiamo dare qualche cifra riguardo gli investimenti che il settore del packaging mette in campo? Che potenziale di occupabilità ci sarà rispetto a questi investimenti nei prossimi 5 anni?

Grazie agli investimenti, agli ammortizzatori ed ai super ammortamenti legati all’Industria 4.0, il settore del packaging ha messo in campo circa 1 miliardo e 800 milioni di investimenti, con un trend di occupazionabilità pari quasi al 6% del fatturato: si tratta di un forte investimento per una forte occupazionabilità. Crediamo inoltre che, da qui a 5 anni, ci saranno altri investimenti soprattutto per la robotica e la specializzazione delle figure professionali a cominciare dagli ingegneri, sia chimici che alimentari e meccanici, che opereranno in questo settore.

 

Quante unità saranno coinvolte in questo processo?

Solo in Italia, stimiamo che ci saranno all’incirca mezzo milione di nuovi addetti. Bisogna poi aggiungere che il core business del packaging in Italia è soprattutto nel Mezzogiorno: almeno la metà di questi nuovi addetti sarà impiegato nelle regioni del Sud che sono, e sempre di più saranno chiamate ad essere, un vero e proprio traino per tutto il comparto nazionale del packaging.

 

Il settore del packaging ha dunque bisogno di figure professionali altamente specializzate. L’attuale sistema formativo è pronto a rispondere a questa domanda? State realizzando degli strumenti e delle sinergie per poter far fronte alle richieste delle aziende?

Fino ad ieri, il sistema formativo in Italia gravava tutto sulle spalle dell’impresa e degli imprenditori. Con l’ATIF abbiamo appena lanciato l’ATIF Academy, una “scuola tecnica” che ha lo scopo prioritario di offrire formazione specialistica senza gravare sui bilanci delle aziende. Lo formazione è oggi più che mai un fattore determinante: vi contribuiremo attraverso l’Academy, e vi stiamo già contribuendo attraverso iniziative in partnership con le Università, come ad esempio il Master MATESPAK lanciato con l’Università degli Studi di Salerno. Stiamo lavorando anche per lanciare nuovi percorsi formativi a livello europeo: investire sul Capitale Umano significa investire sullo sviluppo dell’Impresa.

 

L’intervista integrale è disponibile sul magazine online “Il Denaro”