Gli strumenti di finanza alternativa per le imprese

Di finanza alternativa si parla fin dal 2008 ma – spesso – manca una conoscenza approfondita dell’argomento. Non tutti sanno, ad esempio, quali sono i canali più efficaci o le opportunità a disposizione delle aziende, soprattutto se si tratta di PMI ed imprese ad alto tasso di innovazione.

In un anno terribile come il 2020 la finanza alternativa ha continuato a supportare le Pmi con flussi di denaro che sfiorano i 2,7 miliardi di euro. Chi ne ha beneficiato maggiormente sono le imprese più piccole e più giovani. Proprio i giovani imprenditori hanno mostrato negli ultimi mesi una sempre più spiccata propensione ad avvicinarsi a canali diversi rispetto a quelli tradizionali: dai minibond al crowdfunding – ovvero la raccolta di capitali su portali Internet nelle varie forme (reward, lending, equity) – fino allo smobilizzo di fatture commerciali su piattaforme web e al direct lending.

Per dare un pò di numeri, sono 547 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate fino al 30 giugno 2020, assicurandosi attraverso 402 campagne chiuse con successo un funding pari a 158,86 milioni. Si tratta in gran parte di startup innovative, ma sono arrivate anche altre PMI con le operazioni in ambito real estate. Negli ultimi 12 mesi osservati la raccolta è stata pari a 76,6 milioni, con un incremento del 56% rispetto al 2019. Sempre nel 2020, le piattaforme di lending hanno erogato a titolo di prestito alle PMI italiane 339 milioni di euro: si tratta del comparto con il tasso di crescita relativo maggiore. Completa il quadro il reward-based crowdfunding, vale a dire le campagne di piccolo importo (condotte soprattutto su portali USA come Kickstarter e Indiegogo) per raccogliere finanziamenti e denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. Nel 2020, le PMI italiane hanno raccolto in questo modo circa 1,2 milioni di euro.

In tutti questi settori, le prospettive per il futuro sono positive – anche in virtù del nuovo Regolamento europeo (appena adottato) che consentirà alle piattaforme fintech di operare su base transfrontaliera. La finanza alternativa è uno dei comparti che sta crescendo di più nel nostro Paese ed è uno dei pochi settori dove l’Italia regge dignitosamente il confronto con gli altri stati in Europa. Le regioni di questo “incremento” del flusso delle richieste da parte delle PMI sono molteplici. Sicuramente, la crisi Covid-19 ha favorito il ricorso agli strumenti di finanza alternativa sia per la percezione di un maggiore rischio di insolvenza dei debitori sia per la necessità di liquidità immediata.

Oltre a questi “fattori strutturali”, però, c’è stato anche un cambiamento “culturale” nel modo di intendere l’impresa e l’imprenditoria. La pandemia e i lockdown hanno favorito la consapevolezza della precarietà del business, facendo vacillare certezze che prima consideravamo granitiche. In mezzo a mille difficoltà, gli imprenditori hanno capito che affidarsi solo alle banche è una scelta limitata e – a lungo andare – molto difficile da sostenere. I giovani imprenditori sono stati i primi ad accorgersi di questa trasformazione e a cercare soluzioni alternative. Dove? Innanzitutto nella digitalizzazione, nelle nuove tecnologie e nelle infinite opportunità offerte dalla rivoluzione 4.0. Proprio l’incontro tra finanza e nuove tecnologie – un connubio che è alla base della finanza sostenibile – aumenterà la capacità degli imprenditori nel riconoscere le esigenze della propria azienda, nel conoscere e saper distinguere le diverse soluzioni disponibili, nel saper maneggiare diversi strumenti interagendo con differenti tipologie di soggetti. Tutto questo potrà fare la differenza per il futuro di molte aziende, rendendo sempre più la finanza una potente leva a supporto del business.