Donne, lavoro e best practices per la crescita del Paese

Susy Gambardella analizza il tema del gender gap nel nostro Paese e propone alcune ipotesi di lavoro per la riduzione del divario tra uomo e donna nel mondo del lavoro e nella società. 

Il Global Gender Gap Report è uno strumento di analisi introdotto nel 2006 dal World Economic Forum per monitorare annualmente l’ampiezza e la portata della divario di genere in 156 Paesi. Per ogni nazione, l’indice fissa uno standard basandosi su quattro criteri (partecipazione e opportunità economiche, istruzione, salute e leadership politica) e fornisce una classifica, permettendo un confronto efficace tra Paesi nel corso del tempo.

L’ultima edizione del Global Gender Gap Report è stata pubblicata il 31 Marzo 2021. Essa “fotografa” la condizione lavorativa delle donne a poco più di anno dall’esplosione della pandemia da Covid-19. In generale, i dati raccolti dimostrano che l’emergenza sanitaria e la conseguente crisi economica hanno avuto un impatto più forte sulle donne rispetto agli uomini, ri-aprendo parzialmente lacune che erano state faticosamente colmate in molti Paesi occidentali. Nello specifico, nella classifica 2021 l’Italia si colloca al 63esimo salendo di 13 posizioni rispetto al 2020 e mostrando un leggero miglioramento.

I dati raccolti dal WEF testimoniano che i principali ambiti nei quali le donne italiane riscontrano problemi sono l’accesso alla forza lavoro e alla formazione nonché le disparità a livello economico, salariale e pensionistico. In Italia, il tasso di occupazione femminile è pari al 52,6%. Questo significa che – nella fascia di età tra i 15 e i 64 anni – poco più di una donna su due ha un impiego stabile, con un notevole divario rispetto agli uomini (nella stesso range di età, gli uomini che lavorano sono oltre l’80%). A ciò va aggiunto che le donne hanno una percentuale di contratti part-time (49,8%) molto più alta rispetto ai colleghi uomini. Un ulteriore gap è presente a livello di posizioni manageriali sia nel settore pubblico che privato: in entrambi, le posizioni apicali ricoperte da donne sono solo il 41%. I dati evidenziano inoltre che in Italia c’è ancora un diffuso e persistente scetticismo rispetto al fatto che una donna possa avviare autonomamente una realtà imprenditoriale o una startup.

Proposte per ridurre il gender pay gap

Servono politiche e pratiche che si concentrino in modo proattivo sul superamento della disparità di genere nel mondo del lavoro e, di conseguenza, nella società. In particolare possiamo suddividere tre macro-categorie di azioni da sviluppare: misure fiscali, interventi strutturali e agevolazioni per la formazione.

Misure fiscali: tassazione agevolata dei redditi da lavoro per le donne. Il primo strumento fiscale che potrebbe essere utile per ridurre il gender gap è una detassazione con immissione di reddito sul salario delle lavoratrici almeno del 50%. Una pressione fiscale più bassa sul lavoro delle donne favorirebbe non solo la loro occupazione ma anche una migliore distribuzione del carico di lavoro all’interno della famiglia. Insieme ad un’estensione dei congedi parentali, ciò consentirebbe alle donne di gestire con maggiore autonomia e tranquillità le spese legate alla maternità e alla presenza di figli (babysitting, costi sanitari, spese scolastiche).

Interventi strutturali: incremento degli asili nido pubblici nelle aree industriali. Occorre un piano di investimenti mirati ad ampliare e rafforzare l’offerta di posti negli asili nido pubblici. Ciò vale soprattutto per il Sud Italia dove si registra un drammatico deficit. E’ necessario incrementare il numero degli asili nido nelle aree industriali del Sud Italia e della Campania sfruttando le risorse del Piano italiano di ripresa e resilienza. L’obiettivo è raggiungere entro il 2026 un tasso di copertura del 33% creando circa 228 mila nuovi posti all’interno di strutture pubbliche. Potenziare i servizi per la prima infanzia è una delle prime politiche pubbliche da adottare per aumentare le opzioni a disposizione delle donne in ambito formativo e lavorativo.

Interventi strutturali: nursery e sale di allattamento aziendali. Il potenziamento delle strutture da solo però non basta. Parallelamente, si deve puntare a rafforzare l’azione educativa delle donne lavoratrici grazie ad una forte “alleanza educativa” tra famiglie, imprese, enti di formazione e istituzioni locali. Il welfare aziendale deve farsi carico delle esigenze delle mamme lavoratrici attraverso soluzioni specifiche come l’implementazione di una nursery interna (in alternativa, si possono stipulare convenzioni con le strutture già presenti sul territorio) o la predisposizione di una sala di allattamento.

Agevolazioni per la formazione: avvicinare le bambine alle discipline matematico/scientifiche. Per ridurre il gender gap nel mercato del lavoro, è fondamentale intervenire con decisione anche nel mondo della formazione. Soprattutto per quel che riguarda l’avvicinamento delle donne alle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Math). Innanzitutto bisogna contrastare, a partire da famiglia e scuola, condizionamenti sociali e pregiudizi di genere che scoraggiano le ragazze a orientarsi verso lo studio delle discipline matematico/scientifiche. In secondo luogo, bisogna favorire le ragazze che scelgono di dedicarsi a questi percorsi di studio attraverso misure specifiche (riduzione delle tasse universitarie, borse di studio, premi di laurea).

Agevolazioni per la formazione: puntare sulle soft skills. Le donne in media hanno soft skills utilissime in azienda e molto più sviluppate rispetto agli uomini: empatia, capacità di lavorare in gruppo, problem solving e gestione dello stress. Eppure queste caratteristiche delle donne spesso non vengono valorizzate. Si tratta di un problema di valutazione da parte delle aziende che affonda le sue radici in aspetti culturali che vanno scardinati. Il superamento di questo gap infatti porterebbe vantaggi enormi alle organizzazioni e al Paese nel suo complesso. Anche in questo caso, è necessario intervenire sulla formazione attraverso corsi ed iniziative specifiche per sensibilizzare gli imprenditori sull’importanza delle soft-skills.

In conclusione, dobbiamo comprendere che tutto ciò che viene fatto in azienda ha ricadute importanti nella società e nel territorio che ci circonda. In questo senso, adottare misure – fiscali, strutturali o formative – per ridurre il gender gap significa contribuire alla lotta contro la violenza sulle donne e il femminicidio.