Crisi Ucraina-Russia: cosa succederà alle aziende italiane?

L’escalation in Ucraina preoccupa per le ripercussioni sui prezzi energetici e delle materie prime, sia sui mercati finanziari internazionali che nelle imprese italiane.

Secondo i dati dell’Agenzia ICE sono circa 300 le aziende italiane direttamente in affari con l’Ucraina con un interscambio complessivo di oltre 4 miliardi di euro nel 2021. Per non parlare delle relazioni commerciali tra Russia e Italia: il nostro Paese esporta verso Mosca oltre 7 miliardi di euro di prodotti e ne importa 12,6 miliardi, in particolare gas e materie prime. La tensione geopolitica in atto sta dunque mettendo a repentaglio un giro di affari che vale oltre 22 miliardi di euro; senza contare i danni provocati dall’incremento dei prezzi delle materie prime e dell’energia visto il ruolo della Russia nello scacchiere globale delle forniture. 

Aumenti record per le materie prime e l’energia. I prezzi di petrolio, gas naturale, nichel e alluminio hanno già fatto registrare forti rialzi nelle ultime ore. L’inasprimento del conflitto e l’imposizione di dure sanzioni alla Russia potrebbero portare ad un’ulteriore impennata dei costi. Secondo alcune stime, negli Stati Uniti e in Europa un ulteriore aumento dei prezzi del 20% potrebbe aggiungere circa 1 punto percentuale all’inflazione. L’inflazione energetica danneggerebbe le aspettative e la spesa dei consumatori soprattutto in Europa. Il tutto mentre nel nostro paese l’inflazione vola e fa registrare un balzo record dal 1996. 

Corre l’inflazione: +4,8% a gennaio 2022: top dal 1996. L’inflazione a gennaio registra una forte accelerazione, raggiungendo un livello (+4,8%) che non si registrava dall’aprile del 1996: lo ha comunicato oggi (22/02) l’Istat pubblicando i dati relativi al mese di gennaio. In particolare, è la componente energetica a trainare il balzo: i beni energetici (la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%) sono in cima alla lista degli aumenti, in particolare quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +94,6%). Questo incremento dei prezzi per le imprese si ripercuoterà sui consumatori con una vera e propria stangata: si stima una spesa extra di 38,5 miliardi di euro in capo alle famiglie italiane (circa 1.474 euro per nucleo familiare) solo per i maggiori costi determinati dal rialzo dei prezzi al dettaglio.