News

Sud e giovani: dal 1985, il Mezzogiorno ha perso 1 milione e mezzo di Under30

L’ultima ricerca pubblicata dal Centro Studi di Confcommercio (5 aprile 2021) ha evidenziato un dato allarmante per il Sud Italia. Negli ultimi 25 anni, dal 1995 al 2019, il Meridione ha perso un milione e mezzo di giovani. Parliamo di ragazzi e ragazze di età compresa tra i 15 e i 34 anni che sono stati “costretti” a trasferirsi al Nord o in altri Paesi d’Europa per studiare, lavorare, raggiungere l’indipendenza economica e mettere su famiglia. Si tratta di una vera e propria desertificazione giovanile che ovviamente ha avuto (e continua ad avere) effetti gravissimi sull’economia e sulla società delle nostre regioni meridionali. 

Lo stesso studio di Confcommercio registra infatti che nello stesso periodo la quota di Pil prodotta dal Sud sul totale nazionale è diminuita notevolmente, passando da oltre il 24% del 1995 al 22% del 2019. Questi due punti percentuali hanno un peso di circa 9 miliardi di euro: 9 miliardi di euro che il Sud Italia ha perso per colpa di difetti strutturali come burocrazia, criminalità e carenze infrastrutturali. E’ un vero e proprio circolo vizioso: i giovani lasciano il Sud e l’economia peggiora, di conseguenza l’economia peggiora ulteriormente e altri giovani sono costretti a lasciare le loro regioni ed i loro paesi di origine. 

La pandemia ha confermato e ulteriormente aggravato questo “stato di emergenza” vissuto dai giovani del Mezzogiorno. Rispetto al 2019, l’occupazione giovanile (15-34 anni) nelle regioni del Sud ha registrato la più forte diminuzione del numero degli occupati (-5,1%). Ciò che mi preoccupa particolarmente è il calo dei giovani laureati (-1%) e dei diplomati (-1,4%), categorie che in linea teorica dovrebbero soffrire di meno. Oggi, al Sud, ci sono 567 mila ragazzi e ragazze di età compresa tra i 15 e i 34 anni (+4,3 rispetto al 2020) che sono completamente inattivi, cioè non studiano, non lavorano e di certo non nutrono grandi speranze per il loro futuro.

La fuga o peggio ancora l’inattività dei giovani del Mezzogiorno sono una dilapidazione del capitale umano che non possiamo in alcun modo permetterci. Se i giovani se ne vanno, chi pagherà le pensioni, il welfare e il debito pubblico? Chi si farà carico della tanto agognata ripartenza post Covid-19? 

Per rispondere a questi interrogativi drammatici occorrono impegni precisi e interventi mirati del governo. Bisogna partire dai dati sul PIL e sull’occupazione giovanile per rendere davvero efficace il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Non c’è bisogno “soltanto” di più risorse da spendere. C’è bisogno piuttosto di una strategia a lungo termine, un piano di riforme che aumenti ed utilizzi al meglio il capitale umano oltre che l’immenso patrimonio di risorse naturali e storiche, potenzialità sottoutilizzate delle regione del Mezzogiorno. Deve essere rivista la politica degli incentivi che, nonostante si sia concentrata maggiormente sulle fragilità del Sud, non ha risolto i problemi della mancata crescita occupazionale. C’è bisogno di meno assistenzialismo e più politiche attive che promuovano l’entrata e la permanenza nel mercato del lavoro. Meno privilegi legati all’anzianità e maggiore valorizzazione delle capacità dei singoli. Meno burocrazia e più spazio alla libera iniziativa e al merito. 

In definitiva, i giovani del Sud hanno bisogno di meno soluzioni individuali e più politiche collettive. Gli studenti e i lavoratori under 30 hanno pagato il prezzo più alto della crisi economica e sanitaria ma proprio loro – con le loro competenze e il loro know-how – possono darci la spinta giusta per tornare a correre!

 

Materie prime: impennata delle quotazioni. L’impatto sull’industria e le strategie di mercato

Il direttore vendite Bioplast Marco Gambardella ha partecipato al webinar “Materi prime: impennata delle quotazioni” organizzato da Confindustria Salerno il 21 aprile 2021

Durante il webinar “Materie Prime: Impennata delle Quotazioni. L’impatto sull’industria e le strategie di mercato”, organizzato dal Comitato Piccola Industria, Gruppo Giovani Imprenditori e Gruppo Risorsa Mare Trasporti e Logistica di Confindustria Salerno, svoltosi il 21 aprile, sono state approfondite le dinamiche che hanno determinato il vertiginoso aumento dei prezzi delle materie prime negli ultimi mesi. Dopo i saluti introduttivi di Lina Piccolo, Presidente Comitato Piccola Industria e Marco Gambardella, Presidente Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno, sono intervenuti Ciro Rapacciuolo – Senior Economist del Centro Studi Confindustria e Gianclaudio Terlizzi – T-Commodity srl. Per il focus sulla logistica, ed in particolare sulla questione noli container, hanno relazionato: Tommaso Amendola – Presidente Gruppo Risorsa Mare Trasporti e Logistica di Confindustria Salerno; Vincenzo Giglio – Senior Sales Representative Bco Maersk Italia SPA e Agostino Gallozzi – Past President di Confindustria Salerno delegato all’economia del mare.

Si stanno registrando rialzi significativi dei prezzi internazionali di numerose materie prime. I rincari sono molto diffusi: il prezzo del legno è salito del 7% a febbraio 2021 rispetto a ottobre 2020, quello della gomma del 10%, il grano del 13% e il mais del 31%, il rame del 26% e il ferro del 38% . Ciò si affianca al trend di risalita del prezzo del petrolio: +53%.

«Nei prossimi mesi, lo scenario più probabile – ha affermato Lina Piccolo – è che i rincari delle materie prime, dovuti anche alla loro scarsità in Italia e in Europa, incidano pesantemente sui costi delle imprese industriali. Le aziende – in un contesto di domanda bassa e con una crisi economica in corso – non potranno ritoccare al rialzo i listini industriali, lasciando sostanzialmente immutati i prezzi di vendita, a fronte di un sicuro aumento dei costi. Tutto ciò rischia di ridurre notevolmente i margini delle imprese salernitane e italiane».

«Gli strumenti in nostro possesso per fronteggiare questa situazione – ha sottolineato Marco Gambardella – possono provenire da un’accelerazione dei processi di digitalizzazione che metterebbero le nostre imprese nelle condizioni di affrontare questo gap in maniera più incisiva, sia in termini di gestione dei processi produttivi che di competitività. Noi imprenditori siamo abituati a gestire le difficoltà che si presentano sul nostro cammino ma sta a chi governa risolverle a monte».

«Da alcuni mesi si registrano incrementi, divenuti insostenibili per molte imprese, dei noli marittimi container – ha dichiarato Tommaso Amendola – Il fenomeno è stato causato da una generalizzata carenza di container associata alla forte ripresa economica cinese, a seguito della pandemia, e da una serie di effetti generati dagli impatti del Covid-19, innestati però su un assetto dei principali mercati di riferimento del trasporto merci via mare che hanno chiaramente favorito una crescita senza precedenti del prezzo del trasporto marittimo dei container. Tutto ciò si ripercuote inevitabilmente sull’intera catena di fornitura».

«In un mondo sempre più globalizzato – ha precisato Agostino Gallozzi – con grandi distanze geografiche tra distretti produttivi e aree dei consumi, e allo stesso tempo sempre più interconnesso, sia materialmente attraverso le reti del trasporto, sia immaterialmente grazie alle reti IT, ogni variazione è sempre velocissima e di grande impatto. In questa realtà assume valenza strategica la dinamica dei noli marittimi e della logistica in genere, con temi da approfondire, sia per analizzare ciò che sta accadendo, che per anticiparne le possibili evoluzioni».

Susy Gambardella a PiuEnne TV

Lunedì 19 Aprile 2021, la responsabile finanziaria Bioplast Susy Gambardella parteciperà ad un’intervista in diretta su PiuEnne TV (canale 17 del digitale terrestre) alle ore 19.15

 

Siamo alla vigilia di nuove riaperture e ripartenze. La filiera del packaging non si è mai fermata, ma come avete difeso la vostra azienda dal Covid ?
La nostra azienda, come tutte quelle della filiera, è stata considerata strategica ed indispensabile. Non siamo mai fermati ed abbiamo fronteggiato con investimenti ed organizzazione i pericoli della pandemia. Abbiamo tutelato la sicurezza dei lavoratori con sanificazioni, dispositivi di protezione ed una specifica assicurazione a copertura di rischi e problematiche da Cvoid-19. La nostra fabbrica è diventata una bolla che ha garantito sicurezza e serenità a tutti gli addetti anche nei momenti più complicati. Questo sforzo ci ha permesso di garantire la produzione e di fornire un prodotto indispensabile per alcune filiere come quella agroalimentare e quella sanitaria che sono state indispensabili per fronteggiare la pandemia aiutando le aziende, la popolazione ed il personale medico-sanitario.
Confindustria ha dato la disponibilità ad utilizzare le aziende per le vaccinazioni. Siete pronti a fare la vostra parte?
Siamo pronti ad assicurare la vaccinazione dei nostri dipendenti e collaboratori ed a metter a disposizione locali e mezzi per la vaccinazione di massa. E’ una battaglia da vincere tutti insieme
In che misura la crisi Covid-19 ha incentivato la ricerca ed il coinvolgimento di nuove professionalità  nella filiera? Emerge un crescente desiderio di salute e sicurezza riguardo a tutti i prodotti sia quelli alimentari che a quelli sanitari e di cura della cosa.
Stiamo vivendo la più grave crisi pandemica e socio-economica della storia umana. I mesi e gli anni che ci attendono sono complicati. Ma dobbiamo dimostrare di avere la capacità di trasformare la crisi in opportunità di crescita, sviluppo e miglioramenti. Abbiamo dunque continuato ad investire in ricerca ed innovazione a trecentosessanta gradi. Il Covid-19 aumenta la domanda di sicurezza e sanità degli imballaggi. Stiamo pertanto lavorando su nuovi materiali, nuove tecniche di lavorazione, nuove tecnologie di imballaggio. In questo caso puoi fare qualche esempio concreto. Particolarmente proficua la collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno grazie al programma Matespack che ha permesso di formare quindici neolaureati di eccellenza ed inserirli nella nostra e nelle altre aziende nei settori strategici.
Nei momenti economici complicati il ruolo delle donne resta sempre, purtroppo, precario. Dal suo punto di vista come vede il futuro del lavoro in rosa in questo comparto ?
 
E’ effettivamente un rischio. Le donne rischiano di pagare un costo durissimo in termini di occupazione e di condizioni di lavoro. Nella nostra azienda, lo dico con orgoglio, siamo molti attenti a tutelare le donne mettendole in condizione di esercitare al meglio le loro professionalità. Ritengo che gli investimenti del Recovery Found debbano esser indirizzati ad interventi che possano aiutare le donne a realizzarsi pienamente nel mondo del lavoro coinciliandolo i tempi del  lavoro con quelli familiari; la carenza di asili nido aziendali è una lacuna da colmare così come la previsione di incentivi e tutela per la natalità, e controlli più severi per retribuzioni paritarie ed orari di lavoro flessibili.
 
Quanto è importante realizzare una reale economia circolare ( sia a livello aziendale che di educazione delle nuove generazioni ) che ottimizzi l’utilizzo delle risorse e scongiuri la devastazione dell’ambiente.
 
Gli imballaggi sono considerati dei nemici cattivi dl pianeta. In realtà la plastica e gli imballaggi non sono buoni e cattivi. E’ il loro utilizzo che li trasforma in un problema oppure in una risorsa. Noi siamo impegnati a creare materiali e prodotti sempre più ecosostenibili e biodegradabili adeguati anche alle nuove sensibilità dei consumatori. Ma bisogna investire sull’economia circolare con filiere, impianti , processi che eliminino il concetto di rifiuto. Siamo nelle condizioni di riutilizzare plastiche ed imballaggi ma dobbiamo tutti mutare il nostro atteggiamento anche culturale rispetto ai beni ed ai consumi. Non è più tempo di usa e getta ma di consumi sostenibili per i quali dobbiamo cominciare ad educare le nuove generazioni con azioni mirate nei programmi scolastici e visite nelle aziende.

 

MATESPACK: un’esperienza “win-win”

Il Master universitario di I livello in MAteriali e TEcnologie Sostenibili per PACKaging Polimerici e Cellulosici è un esempio virtuoso di collaborazione tra Università e Imprese per la formazione di professionisti altamente qualificati destinati al settore del packaging

Sinergia tra Accademia e Imprese, innovazione, valorizzazione delle competenze e placement: sono questi i “punti di forza” del MATESPACK. Il Master universitario di I livello in MAteriali e TEcnologie Sostenibili per PACKaging Polimerici e Cellulosici è un esempio virtuoso di collaborazione tra Università e Imprese per la formazione di professionisti altamente qualificati destinati al settore del packaging con prospettive di lavoro concrete, competenze e visione per un futuro più sostenibile.

Il Master – giunto quest’anno alla III edizione – è organizzato dall’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con l’ATIF, l’Associazione Tecnica Italiana Flessografia. Il percorso prevede 1500 ore di formazione specialistica, in aula e in azienda, per laureati in materie tecnico-scientifiche che vogliono verticalizzare le proprie competenze nel settore del packaging. L’obiettivo è investire sui giovani laureati e formare figure professionali altamente specializzate. E’ un’esperienza win-win: vincono gli studenti – perché hanno l’opportunità di perfezionare le proprie competenze e testare sul campo quanto appreso sui libri – e vincono le aziende perché “incontrano” figure altamente qualificate. Le prime due edizioni sono state un successo: il 100% dei partecipanti è stato assunto dalle aziende coinvolte.

Loredana Incarnato – professore ordinario del Dipartimento di Ingegneria Industriale e responsabile MATESPACK – ha dichiarato: “Inizialmente, nel progettare questo percorso, abbiamo immaginato che gli stage potessero costituire non solo un momento formativo e conoscitivo importante, ma anche un canale preferenziale per l’inserimento professionale dei nostri laureati presso le aziende del territorio partecipanti al Master. E alla fine è successo davvero. L’impegno di tutti ha fatto sì che tutti e 30 gli studenti partecipanti abbiano trovato lavoro presso l’azienda dove aveva svolto il tirocinio finale. Le aziende del nostro Mezzogiorno, operanti nel settore del packaging sostenibile, ci hanno creduto ed hanno scelto di investire nei nostri giovani, in una fase storico-economica così delicata per tutti. D’altro canto i nostri laureati hanno trovato un’opportunità di lavoro concreta al Sud e soprattutto nel settore in cui si sono formati nell’ambito del Master”.

Marco Gambardella – presidente ATIF e membro del comitato scientifico MATESPACK – ha aggiunto: “La formazione è l’unica risorsa per uscire dalla crisi occupazionale che oggi in Italia colpisce soprattutto i lavoratori Under30 e le donne: secondo l’ultimo rapporto ISTAT, a dicembre 2020 il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 29.7%. Questo significa che 1 giovane su 3 è disoccupato o addirittura ha smesso di cercare lavoro: questi dati sono inaccettabili. Bisogna intervenire con politiche attive del lavoro e investimenti sulla formazione per valorizzare il talento di migliaia di ragazzi e ragazze! I giovani sono una risorsa fondamentale per il paese!

Gestire il passaggio generazionale

Gerardo Gambardella ha partecipato al “Progetto continuità d’impresa”, promosso dal Professore di Economia politica dell’Università Fabiano Schivardi e finalizzato a realizzare un’ analisi comparata a livello europeo sulla relazione fra famiglia e impresa nel passaggio generazionale.
Ci parli della sua impresa in termini di storia, ambito di attività, dimensione
Bioplast è un’impresa a conduzione familiare specializzata nella produzione di packaging e imballaggio industriale eco-sostenibile. L’azienda è stata fondata da me e mia moglie nel 1989. Dopo aver terminato gli studi, i miei figlie Susy e Marco hanno intrapreso un percorso all’interno dell’azienda e oggi ricoprono ruoli apicali rispettivamente nei settori amministrazione e vendite. Bioplast conta più di 100 collaboratori tra operai, impiegati amministrativi, tecnici di laboratorio e ricercatori. Siamo un’azienda che poggia sui valori, la passione e lo spirito della mia famiglia. Non a caso, il simbolo dell’azienda è una cicogna: l’animale che più richiama l’idea della famiglia e della continuità generazionale.
Ci descriva la modalità di successione scelta e il processo con cui è stata attuata: da quanto tempo è stata programmata, chi è stato coinvolto nel processo.
Per restare competitiva e far fronte all’evoluzione dei mercati, un’azienda familiare deve dotarsi delle stesse competenze di tutte le altre aziende. Per questo, nella definizione della strategia aziendale e nella scelta dei collaboratori, ho sempre adottato un approccio orientato ai risultati. Questa “filosofia” ha caratterizzato anche l’ingresso in azienda dei miei figli. Marco e Susy sono cresciuti in azienda, ma hanno assunto un ruolo solo dopo aver acquisito tutte le competenze necessarie per svolgere al meglio il proprio lavoro. Hanno studiato nelle migliori università, hanno vissuto esperienze all’estero e hanno fatto la loro gavetta in altre aziende in giro per il Mondo. In questo modo hanno acquisito un bagaglio di competenze che gli ha permesso di affiancarmi nella gestione delle attività di Bioplast. Il loro percorso in azienda è stato comunque lento e graduale: sono partiti dal basso, hanno osservato i collaboratori più esperti, hanno imparato e poco a poco hanno assunto responsabilità sempre più importanti. In questa fase di transizione – una sorta di apprendistato prolungato – i consigli e l’esperienza di mia moglie Maria sono stati fondamentali. Oggi, Susy è la responsabile della contabilità mentre Marco è il direttore delle vendite. I loro studi e la loro gioventù ha aggiunto una nuova linfa all’azienda, hanno dato una marcia in più ai prodotti della Bioplast. Mi riferisco soprattutto alla comunicazione aziendale, alla gestione dei rapporti con i collaboratori e all’uso delle nuove tecnologie. Io, i miei figli e mia moglie condividiamo tutte le responsabilità e le decisioni da cui dipende il presente e il futuro di Bioplast. Siamo una famiglia però quando siamo in azienda dialoghiamo da soci, non da familiari. Questo “stacco” è fondamentale per riuscire a gestire con efficacia tutte le attività che portiamo avanti.
Quali sono le motivazioni dietro questa scelta? 
Io credo che il passaggio del testimone generazionale per esser positivo e vincente debba essere caratterizzato da cinque capisaldi:
Non stravolgere i valori fondanti dell’impresa ma riuscire a creare valore aggiunto;
– Seguire un metodo di evoluzione e lavoro chiaro, trasparente e condiviso;
Assicurare il rispetto dei ruoli nell’organigramma aziendale; ​
– Svolgere un faticoso ma consapevole confronto tra esperienza e nuove competenze;
– Garantire una valutazione dei risultati generati sulla base di fattori oggettivi
Questi cinque capisaldi sono essenziali, determinanti, decisivi per “sottoscrivere un vero e proprio patto di famiglia”. Uno strumento utile ed importante che però rischierebbe di esser vano e persino controproducente se non fosse ispirato ai cinque criteri enunciati. Aggiungo anche una considerazione strategica sul rapporto tra le nuove generazioni ed il personale che ha maggiore esperienza ed anzianità aziendale. Questi collaboratori storici hanno un bagaglio di esperienze e competenze importanti che le nuove generazioni debbono saper comprendere per innestarvi le nuove competenze imposte dall’evoluzione tecnologica e dalla digitalizzazione. Entrare in un’azienda come “figli del padrone” genera una condizione psicologica e professionale molto delicata che può diventare una risorsa se vissuta con armonia, rispetto e professionalità ma può anche scatenare conflitti e malumori devastanti. Gustav Mahler disse: ” Tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco”. Credo che ben descriva la dinamica emotiva, relazione, professionale che deve innescare il cambio generazionale. Non si tratta di continuare a ripetere all’infinito quello che si è fatto ed è sempre andato bene. Finiremmo per ridurci in cenere ed esser dispersi nell’oblio. Bisogna aver capacità di conferire nuova legna da ardere, di attizzare le braci e rendere il fuoco sempre vivo e scoppiettante. Anche a costo di rischiare qualche scottatura o di sporcarsi di fuliggine.

L’impegno di Bioplast per la parità di genere

L’azienda di Fisciano è in prima linea per il raggiungimento della parità di genere e l’abolizione di ogni gender gap sui luoghi di lavoro. 

Bioplast presta grande attenzione alle esigenze specifiche delle donne lavoratrici. La parità di genere e l’inclusione femminile sono uno dei capisaldi della filosofia aziendale, sia per quanto riguarda la scelta dei collaboratori sia per lo sviluppo di azioni specifiche. Questi valori e questo impegno sono ancor più importanti in un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo ormai da mesi.

L’Osservatorio sul Mercato del Lavoro ha di recente evidenziato che la categoria più colpita dalla crisi causata dal Covid-19 è quella dei giovani lavoratori e delle giovani lavoratrici di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Dall’inizio dell’emergenza sanitaria, più di 1 giovane su 6 ha smesso di lavorare, mentre coloro che hanno mantenuto il rapporto di lavoro precedente hanno subito una riduzione dell’orario lavorativo. Occorre aiutare le imprese a mantenere o rafforzare il numero di dipendenti. Non a caso, uno dei primi bonus che il Governo ha voluto inserire nella Manovra economica per il 2021 è quello che incentiva le assunzioni dei giovani. In particolare, è stata introdotta un’agevolazione per le imprese che prevede una decontribuzione per tutte le realtà aziendali che assumeranno lavoratori Under35. Inoltre, è previsto anche un bonus aggiuntivo per il Sud Italia .

Una fetta di queste risorse deve servire, pure, per promuovere l’occupazione femminile. Servono incentivi ad hoc per le assunzioni e il mantenimento dell’occupazione al rientro dalla maternità, contrastando con forza il fenomeno delle dimissioni “involontarie” e il gender pay-gap. Dobbiamo anche impegnarci per raggiungere la parità di genere nelle PMI, nelle aziende a conduzione familiare e nelle tante piccole attività che costituiscono il tessuto sociale e economico del nostro Paese, soprattutto al Sud: la leadership inclusiva è un tema centrale per la progressione della società, una leva indispensabile per la ripartenza del sistema Italia!

Bioplast è da sempre in prima linea per il raggiungimento della parità di genere e l’abolizione di ogni gender gap sui luoghi di lavoro. Nel corso degli ultimi anni, l’azienda ha avviato diversi progetti specifici per promuovere l’inclusione all’interno delle aziende e far emergere il senso di inclusione, favorendo anche la crescita sociale del nostro territorio e dell’intera provincia di Salerno. All’interno del laboratorio di ricerca interno di Bioplast, oggi lavora un “team rosa” composta da giovani dottoresse, ingegneri e ricercatrici specializzate in packaging eco-sostenibili!

 

 

“Ricerca e sviluppo, è così che si riparte”: Marco Gambardella a La Città

Il presidente dei giovani imprenditori di Confindustria Salerno Marco Gambardella in un’intervista sul quotidiano La Città: “Al Sud siamo primi per startup innovative, siamo orgogliosi ma guai a fermarsi”. 

Ricerca e sviluppo. Sono le parole chiave per far ripartire l’economia a Salerno. N’è convinto Marco Gambardella , presidente del Gruppo giovani imprenditori di Confindustria Salerno, che invita a sfruttare sempre di più la partnership con la locale Università. Perché il territorio salernitano risulta essere sempre attrattivo per gli investitori e la riprese è dietro l’angolo. Però, per non restare impreparati, bisogna investire, sia in nuove idee che nel capitale umano. Un “segreto” che il tessuto imprenditoriale locale sembra aver fatto suo, tant’è che Salerno e provincia sono ai primi posti d’Italia per startup innovative.

 

Presidente, un primato che inorgoglisce ma, al tempo, stesso, deve far riflettere…
È un dato importante, che conferma come il nostro territorio sia composto da tante e variegate eccellenze. Ma che ci pone come principio alcuni aspetti di riflessione. Il primo è che la forza e la capacità di queste startup innovative è che al centro del loro progetto hanno ricerca e sviluppo. E, dunque, una stretta collaborazione tra l’Università, che è un polmone di quest’area, e quelle che sono le idee giovanili. Il secondo è la presenza di capitale femminile all’interno delle startup e, infine, la loro capitalizzazione che, in media, è di 60mila euro.

Si può fare ancora di più per incentivare le iniziative imprenditoriali giovanili?
Sicuramente si deve fare di più, perché siamo un Paese che attraverso la ricerca, lo sviluppo e le nuove idee può dare il proprio contributo alla creazione di prodotti con maggiore valore aggiunto. E proprio questi prodotti ci permetteranno di far ripartire il Pil a livello non solo locale.

Qual è lo stato di salute dell’impresa salernitana?
La forza delle imprese salernitane è basata, in buona sostanza, sul mondo manifatturiero e sulle piccole e medie imprese, per lo più a conduzione familiare, che hanno risposto sia alla crisi del 2008 che alla pandemia. Tant’è che il terzo trimestre dello scorso anno s’è chiuso con un segno positivo. Ci sono delle aziende, purtroppo, in difficoltà, come quelle turistiche che più delle altre hanno risentito dell’emergenza sanitaria.

Cosa si può fare per far rialzare comparto turistico?
Il turismo è una leva determinante per tutte le imprese salernitane. Attraverso il turismo si può venire a conoscenza dei prodotti enogastronomici, vere e proprie eccellenze della nostra terra. E il turismo può funzionare anche da attrattore per le stesse aziende manifatturiere. Insomma a beneficiare del turismo è tutto l’indotto. E, perciò, si deve fare di tutto per uscire dalle sabbie mobili, innanzitutto investendo e, poi, incrementando le vaccinazioni per garantire ai vacanzieri vacanze sicure e ritornare ai numeri pre-pandemia.

C’è ancora “voglia” d’investire a Salerno?
Sicuramente c’è tanta voglia. Salerno è una città che ha uno sbocco sul mare, il porto è un hub strategico. E tra un po’ entrerà in funzione anche l’aeroporto, che potrà fare da stimolo e da traino a nuovi investimenti. Senza dimenticare le Zone economiche speciali che renderanno il territorio ancora di più competitivo e attrattivo.

Nonostante tutto, però, il tasso di disoccupazione a Salerno continua ad essere alto…
Purtroppo in percentuale anche la disoccupazione giovanile è alta. È necessario investire ancora di più nella formazione del capitale umano. Perché s’assiste al paradosso che le imprese cercano ma non trovano figure specializzate. Proprio per questo motivo è fondamentale
fare asse tra Università, imprese e corpi intermedi, in quanto se investiamo attraverso politiche attive del lavoro, riusciamo a far diminuire significativamente questo gap.

Intervista a cura di Gaetano de Stefano

Al via la terza Edizione del Master MATESPACK

 

Fino al 29 Marzo 2021, è possibile iscriversi alla III edizione del MATESPACK, il primo master universitario di I livello in MAteriali e TEcnologie Sostenibili per PACKaging Polimerici e Cellulosici promosso dal DIIN – Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Salerno

Sei un neolaureato che aspira a introdursi nel settore dell’industria del packaging, o un professionista che intende migliorare e aggiornare le proprie competenze con qualifiche di alta formazione professionale? Non perdere questa occasione! Jump on board e partecipa alla Terza Edizione del Master MATESPACK, il Master di I livello in MAteriali e TEcnologie Sostenibili per PACKaging Polimerici e Cellulosici promosso dal DIIn – Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Salerno.  Unico in Italia per articolazione delle tematiche, il Master MATESPACK punta sulla sinergia tra Università e Imprese per formare professionisti altamente qualificati desiderosi di inserirsi un ambito tecnologico in continua evoluzione e fortemente orientato all’innovazione, alla competitività e alla sostenibilità.
Compila la domanda di iscrizione entro il 29 Marzo 2021
Il bando e tutte le informazioni sono consultabili qui
Per maggiori informazioni scrivere all’indirizzo: master.matespack@unisa.it

Condividere i bisogni per condividere il senso della vita

I Giovani Imprenditori di Confidustria Salerno hanno aiutato i volontari del Banco nella preparazione dei pacchi alimentari. Il presidente Gambardella: “Solidarietà e rispetto dell’ambiente sono le parole d’ordine per il nostro Cinquantesimo Anniversario”.

Una delegazione del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno ha aiutato i volontari del Banco Alimentare Campania nella preparazione di pacchi alimentari destinati ai detenuti poveri. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Comune di Salerno, Curia Arcivescovile, Gruppo Giovani Imprenditori Confindustria Salerno e Banco Alimentare Campania ONLUS. Grazie a questa partnership, 150 detenuti indigenti del carcere di Fuorni hanno ricevuto un aiuto concreto per superare le conseguenze economiche della pandemia.

Il Banco Alimentare Campania Onlus è l’unica organizzazione in Regione appartenente alla Rete Banco Alimentare Nazionale. Ogni giorno, i volontari dell’organizzazione recuperano prodotti alimentari integri e non scaduti destinati alla distruzione perché non più commercializzabili (a causa di eccedenze di produzione, rotture delle confezioni, stagionalità, errori di confezionamento, fine promozione) e li ridistribuiscono ad una rete di strutture accreditate. In questo modo, il Banco assiste ogni mese più di 152.000 persone indigenti, recuperando e donando loro gratuitamente 7.005.888 kg di alimenti per un valore commerciale di 15.962.221 euro.

I Giovani Imprenditori si sono rimboccati le maniche per preparare pacchi alimentari destinati ai detenuti del carcere di Fuorni. Sotto l’occhio attento dei volontari del Banco Alimentare – e nel rispetto delle disposizioni sanitarie imposte dall’emergenza Coronavirus – Gambardella e i suoi hanno inscatolato pasta, legumi, zucchero, caffè e altri generi alimentari di prima necessità. I pacchi sono stati poi consegnati ai detenuti poveri del carcere di Fuorni il 10 Febbraio 2021 alla presenza del Sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, della Direttrice della casa circondariale Rita Romano e del Direttore del Banco Alimentare Campania Onlus Roberto Tuorto. Proprio quest’ultimo ha sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa: «E’ stata una giornata all’insegna della solidarietà, della lotta agli sprechi e della collaborazione. La nostra organizzazione è al fianco delle imprese e delle aziende del territorio: mi auguro che questo possa essere l’inizio di una bella collaborazione con il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Salerno».

L’iniziativa solidale è stata fortemente voluta dal Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confidustria Salerno Marco Gambardella: «Solidarietà e rispetto dell’ambiente sono le parole d’ordine che abbiamo scelto per celebrare il Cinquantesimo Anniversario del nostro Gruppo. Il Banco Alimentare Campania Onlus è un’eccellenza del nostro territorio: recuperare il cibo non più commercializzabile significa aiutare le persone in difficoltà ma anche ridurre gli sprechi, abbattere l’inquinamento e promuovere i principi l’economia circolare. Lo slogan del gruppo Giovani Imprenditori è “Uniti per Crescere”: sono certo che la giornata di oggi sia stata un’occasione di crescita per tutti noi».

Sostenibilità e innovazione: i nuovi prodotti Bioplast

Bioplast è in prima linea sul fronte dell’innovazione sostenibile. Fin dalla sua fondazione nel 1989, l’azienda è impegnata in un programma di investimenti che punta allo sviluppo di soluzioni per il packaging a ridotto impatto ambientale. Il nostro laboratorio di ricerca interno sottopone ad accurati controlli di qualità tutte le materie prime impiegate, i film prodotti ed i processi di stampa. L’obiettivo è offrire alle aziende ed ai consumatori packaging resistenti, malleabili, macchinabili e facili da smaltire dopo l’utilizzo. Tutto ciò è possibile grazie all’uso di tecnologie e materiali altamente innovativi. In particolare, Bioplast si è specializzata nella produzione di packaging a base di:

Coex trasparente Biodegradabile → Si tratta di un film in Polipropilene che per i primi 3 anni di vita risulta riciclabile in plastica. Dopo questo tempo, se per caso viene rilasciato nell’ambiente il film inizia il processo di biodegradazione.

Coex con contenuto riciclabile 50% o 90% → Si tratta di un film in Polipropilene che presenta una parte importante di contenuto riciclato.

Nuove tipologie di film in Poliestere → Si tratta di film che presentano un contenuto importante di materiale Bio Based (Origine Rinnovabile).

Film Duplex Carta 70g + Coex 30 MYA riciclabile in cartaQuesto innovativo materiale offre la possibilità di realizzare anche una piccola finestra sulla carta.

Film a base di PLA → Si tratta dell’acido polilattico ossia il polimero dell’acido lattico. Le materie plastiche di utilizzo comune hanno una vita media che può variare dai 100 fino anche ai 1000 anni. Il PLA invece presenta tempi di biodegradazione molto più brevi: a seconda degli ambienti in cui viene lasciato, ha una vita media variabile da 1 a 4 anni.

Oltre ad essere azienda certificata ISO 9001 per il modello di gestione adottato ed i controlli di qualità applicati in ogni fase di produzione, Bioplast ha acquisito la certificazione BRC/IOP per la produzione di packaging per il settore alimentare destinati al mercato italiano ed internazionale. L’azienda è in grado di rispondere alle richieste crescenti dei consumatori e degli enti di certificazione relative a qualità ed igiene degli imballaggi del settore food, inserendosi nel contesto di controllo che coinvolge l’intera filiera produttiva, dalla fornitura di materie prime, dalla produzione e stampa fino al trasporto e confezionamento dei prodotti. Infine, da sempre sensibile alle tematiche ambientali, Bioplast ha ottenuto la certificazione ISO 14001, per il controllo e la riduzione dell’impatto delle proprie attività sull’ambiente.